
San Tommaso d'Aquino
In memoria di P. Tommaso Pierfrancesco Carlesi O.P.
Di Giacomo Fiaschi
Tunisi, 28 Gennaio 2009
Il 28 Gennaio la Chiesa ricorda San Tommaso d’Aquino.
Nell’immaginario di tante persone la sua figura evoca quanto di più “tradizionalistico” e “dogmaticistico” ci sia nella filosofia e nella teologia cattolica. Niente di più falso.
Cominciamo a conoscerlo meglio scorrendo questa brevissima nota biografica.
- Tommaso nacque nella famiglia dei conti d’Aquino (di nobiltà longobarda), a Roccasecca (nei pressi di Cassino), dalla madre Teodora e dal padre Landolfo. Da giovane studiò presso i monaci benedettini di Montecassino, finché, nel 1239, in seguito alla decisione di Federico II di fare dell’abbazia una fortezza militare, si iscrisse all’Università di Napoli, frequentando la facoltà delle arti fino al 1243.
- Nel 1244, affascinato dall’ordine dei predicatori, decise di farsi domenicano, nonostante l’opposizione dei genitori. Nel 1245 si trasferì a Parigi dove studiò teologia sotto la guida di Alberto Magno, che segui anche a Colonia. Tornato nuovamente a Parigi nel 1252, intraprese la carriera dell’insegnamento, dapprima come baccelliere e poi come maestro reggente di teologia. Nel biennio 1272-1273 fu maestro di teologia presso l’università di Napoli.
- Nel 1274 partì per Lione per partecipare alla commissione del Concilio Ecumenico, ma dopo alcuni giorni di viaggio morì presso l’abbazia di Fossanova.
Le due opere maggiori di Tommaso, la “Summa Theologica” o “Summa Theologiae” e la “Summa ad gentes” (successivamente rinominata in modo assai discutibile “contra gentiles”) sono autentici capolavori non solo dal punto di vista dei contenuti, ma anche da quello del metodo.
Riporto, di seguito, una breve nota tratta dal bel libro di Sofia Vanni Rovighi Introduzione a Tommaso d’Aquino:
La Summa contra Gentiles è una esposizione di tutta la dottrina cattolica: Trinità, Incarnazione, Sacramenti compresi, e in questo senso è opera teologica. È anche vero tuttavia che Tommaso, all’inizio, distingue due modi di presentarsi delle verità che riguardano Dio: “Vi sono alcune verità che superano ogni potere dell’umana ragione, per esempio che Dio è uno e trino. Altre sono tali da potere essere raggiunte dalla ragione naturale: per esempio che Dio esiste, che Dio è uno, ed altrettali” (Contra Gentiles, I, 3). Ora, mentre nella Summa theologiae verità naturali e verità soprannaturali sono esposte nell’ambito del medesimo trattato (per esempio, nella prima parte, dopo le questioni su Dio accessibili alla ragione si passa subito alla Trinità), nella Contra Gentiles i tre primi libri sono dedicati alle verità che Tommaso ritiene accessibili alla ragione. Nel primo libro, ad esempio, in cui si parla di Dio, non si accenna alla Trinità e le verità note solo dalla rivelazione sono tutte raccolte nel quarto libro. Non solo: Tommaso afferma che bisogna partire dalle verità accessibili alla ragione perché, nell’esporre e giustificare la dottrina cristiana discutendo con gli eretici, si può assumere come presupposto tutta la Bibbia, con gli Ebrei si può assumere l’Antico Testamento, ma con i musulmani e con i pagani non si può assumere come presupposto se non ciò che è comune a tutti: la ragione. “Perciò è necessario ricorrere alla ragione, alla quale tutti devono assentire”. Ma aggiunge subito: “La quale [ragione] tuttavia è inadeguata rispetto alle questioni divine [in rebus divinis]“.
(S. Vanni Rovighi, Introduzione a Tommaso d’Aquino, Laterza, Bari, 1992, pagg. 27-28)
Dispiace constatare come, in un commento tanto ben fatto e tanto illuminante, venga continuato a riportarsi il titolo “contra gentiles”, che contraddice -con quel “contra”-, tutta l’impostazione della Summa ad Gentes, un’opera che nasce con l’intento di porre le basi per un dialogo ed un confronto con i non cristiani (le “gentes” appunto) partendo, come opportunamente spiega Sofia Vanni Rovighi, da assunti condivisibili.
Di sicuro per Tommaso non fu cosa facile rendere comprensibile alla Chiesa del suo tempo questo nuovo modo di pensare, e di impostare sistematicamente, la teologia e la filosofia cristiana. L’assunzione degli strumenti logici tipici della filosofia aristotelica, che permetteva una migliore e più chiara esposizione dei concetti teologici e filosofici del pensiero cristiano, gli costò ben due condanne ecclesiastiche.
“…alcune tesi di Tommaso d’Aquino, così radicalmente innovatrici, fecero scalpore e suscitarono le più vivaci reazioni da parte dei teologi contemporanei; s. Alberto Magno intervenne più volte in favore del suo antico discepolo, nonostante ciò nel 1277 si arrivò alla condanna da parte del vescovo E. Tempier a Parigi, e a Oxford sotto la pressione dell’arcivescovo di Canterbury, R. Kilwardby; le condanne furono ribadite nel 1284 e nel 1286 dal successivo arcivescovo J. Peckham.
L’Ordine Domenicano, si impegnò nella difesa del suo più grande maestro e nel 1278 dichiarò il “Tomismo” dottrina ufficiale dell’Ordine. Ma la condanna fu abrogata solo nel 1325, due anni dopo che papa Giovanni XXII ad Avignone, l’aveva proclamato santo il 18 luglio 1323.“
(Antonio Borrelli in San Tommaso d’Aquino potete leggere qui tutto l’interessantissimo articolo che presenta una biografia )
La sua vita terrena si spense il 7 Marzo del 1274 quando aveva solo 49 anni e, mentre su invito di papa Gregorio IX, si stava recando al Concilio di Lione indetto per promuovere l’unione fra Roma e l’Oriente.