Gente che sapeva pregare
“Il figlio dell’uomo nascerà ancora una volta nel porcile del disprezzo?”, chiede il coro all’inizio dell’”Assassinio nella Cattedrale”. Si avvicinava il Natale del 1170 e l’omicidio dell’Arcivescovo di Canterbury era già stato decretato dal Re Enrico II. Di fronte a tanta iniquità, i fedeli si chiedono scettici se sarà possibile che il Signore continui a nascere ancora. Cristo, però, non rinuncia e persino l’Arcivescovo avrà il tempo di celebrare la nascita qualche giorno prima di essere assassinato[1].
Nascerà ancora Cristo quest’anno? L’iniquità umana cresce, le manifestazioni pubbliche di disprezzo verso tutto ciò che è cristiano -e umano- non lasciano presagire niente di buono… Ma non è il momento di occuparsi delle colpe degli altri: questo è tempo di grazia, un tempo per occuparci di noi stessi.
All’inizio di questo Avvento abbiamo letto una terribile preghiera di Isaia. Infatti, già verso la fine del suo libro – un libro pieno di promesse e d’infedeltà, di tradimenti e di riconciliazione – il profeta invoca l’intervento violento di Dio: “Oh, squarciassi tu i cieli e scendessi! Davanti a te sarebbero scossi i monti. Come il fuoco brucia i rami secchi, come il fuoco fa bollir l’acqua, scendi per far conoscere il tuo nome ai tuoi avversari e far tremare le nazioni davanti a te. Quando facesti cose tremende che non ci aspettavamo, tu discendesti e i monti furono scossi alla tua presenza”.
Il popolo si è dimenticato ancora una volta di Dio e domanda una manifestazione strepitosa perché Dio si faccia valere. Poco prima la preghiera aveva assunto toni realmente sorprendenti, poiché il profeta biasimava a Dio stesso lo smarrimento del suo popolo: “Perché ci fai errare, Signore, fuori delle tue vie, indurisci il nostro cuore, che così non ti teme?”.
Leggendo questa preghiera viene il desiderio di lodarlo: Lui sì che sapeva pregare! Non faceva giri di parole, aveva chiaro che la ragione dei nostri drammi è nel nostro cuore e, soprattutto, conosceva il cuore di Dio.
Che il Signore conceda anche a noi un po’ di lucidità, inclini come siamo alle distrazioni e a cercare varie scuse. Ben vengano le cene e i regali, ma possa il Bambino soprattutto trovare nelle nostre vite il posto che non ha trovato nella sua città natale. Che ci trovi disposti ad offrirgli almeno una parte della nostra attenzione e del nostro tempo (questo tempo che è il metro di misura della nostra vita e che “ci manca” spesso, perché non abbiamo imparato ad usarlo, a scegliere bene…) Che non siano necessari dei prodigi così terribili come questi invocati sopra, ci basti prendere in considerazione quest’altra preghiera d’Isaia: Stillate, o cieli, dall’ alto, e le nubi facciano piovere il Giusto! Si squarci la terra, fiorisca la salvezza e insieme germogli la giustizia!”.
“Il figlio dell’uomo nascerà ancora una volta nel porcile del disprezzo?”. Non permettere, Signore, che continuiamo ad essere smarriti, facci ritornare, non lasciare che i nostri cuori si induriscano e non permettere che noi smettiamo di temere il tuo Nome. Che possiamo avere un vero, felice, Natale.
P. Eugenio Elias
Tunisi, 19 dicembre 2008